Negli studi di avvocati e commercialisti l’intelligenza artificiale serve a cercare norme e sentenze e a riassumere documenti: fascicoli, atti, bilanci e buste paga. Sono carte che il cliente consegna dando per scontato che restino nello studio.
Un’indagine dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del Politecnico di Milano fotografa il fenomeno. Su 1.768 questionari, la quota di studi che ha introdotto misure di sicurezza dopo l’arrivo dell’AI si ferma a un quinto.
Dove è entrata l’intelligenza artificiale
L’uso di AI fuori dai gestionali di studio riguarda il 36 per cento degli studi legali, il 39 per cento dei commercialisti, il 42 per cento dei consulenti del lavoro e il 47 per cento dei multidisciplinari. Sopra i 29 addetti si arriva al 62 per cento, sotto i tre si resta al 27 per cento.
Il modo in cui viene usata dice più della percentuale di adozione. La ricerca normativa e giurisprudenziale copre l’82-87 per cento dei casi, l’analisi e la sintesi di documenti circa la metà, mentre i chatbot verso i clienti restano tra il 4 e il 6 per cento.
Nessuno di questi usi è marginale, perché tutti passano sul contenuto delle pratiche. Fuori dal perimetro del gestionale, quel caricamento non lascia una traccia ricostruibile.
Il divario tra grandi e micro-studi
Accanto al 20 per cento c’è un secondo dato: meno di un quarto degli studi ha definito protocolli di accesso per livello di esperienza. Il praticante al primo anno e il socio anziano vedono spesso le stesse cose.
Tra i grandi studi le misure introdotte dopo l’AI salgono al 72 per cento. Gli stessi studi usano AI fuori dal gestionale nel 62 per cento dei casi e l’89 per cento dispone di almeno quattro delle sei tecnologie di base.
Secondo l’indagine si tratta di un divario di scala, non di consapevolezza. Un titolare di micro-studio conosce il valore di un fascicolo quanto un socio di uno studio da trenta addetti, ma gli manca chi traduca quel sapere in una configurazione.
I costi e le misure a basso costo
La spesa media annua in tecnologie vale 10.500 euro per uno studio legale, 14.450 per un commercialista e 29.330 per un multidisciplinare. In Italia si contano 69.210 studi di commercialisti e 297.000 addetti, con una media di 4,3 persone per studio.
Dentro quel budget, osserva l’indagine, non entra una figura dedicata alla sicurezza. Definire protocolli di accesso per livello richiede qualcuno che li disegni, li applichi e li aggiorni a ogni ingresso e uscita di un praticante.
Alcune misure costano però poco. Un registro degli strumenti in uso, un divieto scritto di incollare atti dei clienti negli strumenti pubblici gratuiti e una clausola nell’informativa sull’uso dell’AI richiedono poche risorse. La sequenza corretta, secondo l’indagine, parte dal registro, perché senza sapere cosa è in uso ogni altra misura va alla cieca.
Articolo originale: tomshw.it



