L’Italia fa un passo decisivo verso l’attuazione dell’AI Act europeo. Con il decreto legislativo approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 10 giugno 2026, prende forma il quadro normativo nazionale che disciplinerà controlli, vigilanza e sanzioni legate all’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale. Il provvedimento dà attuazione alla Legge 132/2025 e definisce poteri di intervento nei confronti di imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni.
Le autorità che vigileranno sull’AI in Italia
Il decreto individua con chiarezza i soggetti istituzionali chiamati a presidiare il settore dell’intelligenza artificiale. L’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) svolgerà il ruolo di autorità nazionale di notifica, valutando e monitorando gli organismi incaricati di certificare la conformità dei sistemi di AI.
Sul fronte della vigilanza operativa, un ruolo centrale viene affidato all’Autorità nazionale per la cybersicurezza (ACN), che rappresenterà il punto di riferimento italiano nei rapporti con l’Unione europea. Competenze specifiche saranno attribuite anche a Banca d’Italia, Consob e Ivass per i rispettivi ambiti.
Il Garante per la protezione dei dati personali interverrà nei casi in cui l’intelligenza artificiale utilizzi dati biometrici in settori particolarmente sensibili, come la giustizia, la sicurezza e il controllo delle frontiere.
Prima la correzione, poi la sanzione
Uno degli elementi più innovativi del decreto riguarda l’approccio graduale alle violazioni. Le autorità non procederanno automaticamente con le sanzioni economiche: potranno prima emettere avvertimenti, ordinare la rimozione delle irregolarità o rendere pubblica la violazione.
L’obiettivo è favorire la conformità alle regole senza penalizzare in modo sproporzionato situazioni che non abbiano prodotto effetti concreti o danni reali. Il principio di proporzionalità diventa quindi centrale: non ogni errore comporterà una multa, e le irregolarità puramente formali saranno trattate con criteri diversi rispetto a quelle che incidono sulla sicurezza o sui diritti fondamentali.
Questa impostazione rappresenta un segnale importante per le aziende che stanno investendo nell’adozione dell’AI: il legislatore italiano sembra voler privilegiare la compliance sostanziale rispetto alla repressione automatica delle irregolarità.
Le sanzioni previste: cifre importanti per i casi più gravi
Il sistema sanzionatorio resta comunque rigoroso nei casi di violazioni sostanziali. Per l’utilizzo di pratiche di intelligenza artificiale espressamente vietate dall’AI Act europeo, come la manipolazione comportamentale o la sorveglianza biometrica illegale, sono previste sanzioni fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale annuo dell’organizzazione responsabile.
Per gli utilizzatori professionali dei sistemi di AI, le sanzioni possono arrivare fino a un milione di euro o allo 0,5% del fatturato globale. Rientrano tra gli obblighi interessati la supervisione umana dei sistemi e la corretta formazione del personale incaricato di utilizzarli.
Attenzione particolare è riservata ai contenuti generati artificialmente: la mancata indicazione che immagini, video, audio o testi siano stati creati mediante strumenti di AI potrà comportare sanzioni fino a 5 milioni di euro o all’1,5% del fatturato annuo.
Tutele per le imprese e misure di favore per le PMI
Il decreto introduce garanzie specifiche anche per la pubblicazione dei provvedimenti sanzionatori. Le decisioni delle autorità saranno rese pubbliche, ma potranno essere anonimizzate quando la diffusione dei nominativi risulti sproporzionata, comprometta la cybersicurezza o interferisca con indagini in corso.
Sono previste misure di favore per microimprese, PMI e startup innovative, che beneficeranno dell’importo più basso tra la sanzione fissa e quella calcolata in percentuale sul fatturato. Per le persone fisiche responsabili delle violazioni è invece previsto uno sconto del 50% sugli importi applicabili.
Queste disposizioni riflettono la volontà del legislatore di non penalizzare in modo uniforme soggetti con capacità economiche molto diverse, riconoscendo che l’adeguamento alle nuove norme richiede risorse e tempo.
Il capitolo dei sistemi ad alto rischio resta aperto
Rimane ancora incerto il destino delle norme relative ai sistemi di AI ad alto rischio. Le prescrizioni europee, inizialmente destinate a diventare operative nell’agosto 2026, potrebbero essere rinviate fino al dicembre 2027. Una proroga che concederebbe alle imprese più tempo per adeguare processi, procedure e modelli di governance alle nuove regole.
Il quadro normativo italiano sull’intelligenza artificiale è quindi ancora in evoluzione, ma i pilastri fondamentali sono stati definiti: autorità competenti, poteri di intervento, sanzioni proporzionate e un approccio che privilegia la correzione rispetto alla punizione. Un modello che potrebbe diventare un riferimento anche per altri Paesi europei alle prese con l’attuazione dell’AI Act.
Articolo originale: Servicematica




