Il 10 giugno 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato gli schemi dei decreti attuativi della legge italiana sull’intelligenza artificiale. La notizia ha alimentato l’idea che la formazione sull’AI diventi solo ora obbligatoria per i professionisti.
In realta il quadro e piu articolato. Esistono tre fonti diverse con tre date differenti, e distinguerle aiuta a capire cosa e gia vincolante oggi e cosa e ancora in fase di approvazione.
L’obbligo europeo in vigore dal 2025
La formazione sull’intelligenza artificiale negli studi non nasce nel 2026. Il 2 febbraio 2025 e diventato applicabile l’articolo 4 del Regolamento UE 2024/1689, noto come AI Act.
Trattandosi di un regolamento europeo, produce effetti senza bisogno di recepimenti nazionali. La norma chiede a chi fornisce o utilizza sistemi di AI di garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione del personale.
Tradotto nella pratica di uno studio, l’obbligo riguarda l’organizzazione nel suo insieme. Coinvolge il titolare, i collaboratori e la segreteria, non solo il professionista iscritto a un albo.
I novanta crediti previsti dall’Ordine
Il secondo riferimento arriva dall’ordinamento di categoria. Il regolamento per la formazione continua adottato dal CNDCEC il 15 ottobre 2025 e in vigore dal 1 gennaio 2026.
Il regolamento prevede per gli iscritti novanta crediti formativi nel triennio, di cui almeno nove nelle materie obbligatorie. Nell’Allegato 1, alla voce B.1.2, compare la materia “Intelligenza artificiale negli studi professionali”.
Di conseguenza le ore dedicate a formarsi sull’AI valgono due volte: come crediti verso l’Ordine e come adempimento dell’obbligo europeo di alfabetizzazione. Per gli iscritti si tratta gia di un adempimento corrente.
Cosa e stato davvero approvato il 10 giugno
Gli schemi approvati il 10 giugno introducono, per le professioni ordinistiche, la formazione sull’AI lungo tre direttrici: tecnica, giuridica e deontologica. Gli ordini avrebbero sei mesi per adeguare i regolamenti.
Entro dodici mesi i parametri dell’equo compenso dovrebbero tenere conto della classificazione di rischio del sistema di AI impiegato. Tuttavia, secondo il comunicato numero 177 di Palazzo Chigi, si tratta di un’approvazione in esame preliminare.
Il percorso prevede ancora i pareri delle Commissioni parlamentari, il ritorno in Consiglio dei Ministri, l’emanazione e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Fino ad allora, queste previsioni non sono in vigore.
Il punto cieco: lo studio, non solo l’iscritto
Un aspetto spesso trascurato riguarda il personale non iscritto. Secondo il Work Trend Index, il 78 per cento di chi usa l’AI al lavoro porta strumenti propri, fuori dal controllo dell’organizzazione.
Questo fenomeno, definito Shadow AI, ha un peso rilevante negli studi che trattano dati dei clienti. Il piano di formazione interno diventa cosi il complemento necessario dei crediti formativi individuali.
Articolo originale: accademiadeicommercialisti.it




