L’AI Act europeo entra in una fase operativa. Dal 2 agosto 2026 scattano gli obblighi per i sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio, con controlli e sanzioni per le imprese che non si adeguano.
Il tema riguarda molte piccole e medie imprese. Secondo i dati Istat di dicembre 2025, il 16,4% delle aziende italiane con almeno 10 dipendenti usa sistemi di AI, ma gran parte non ha ancora mappato i propri strumenti secondo i criteri della normativa.
Che cos’è l’AI Act e come classifica i rischi
L’AI Act, ossia il Regolamento UE 2024/1689, è la prima legge europea completa sull’intelligenza artificiale. Si applica in modo diretto e crea obblighi vincolanti per tutte le aziende che sviluppano o usano sistemi di AI nell’Unione.
Il principio cardine è il risk-based approach. Esistono quattro livelli di rischio: pratiche vietate, alto rischio, rischio limitato e rischio minimo.
L’allegato III elenca otto aree ad alto rischio, tra cui biometria, infrastrutture critiche, istruzione, selezione del personale e accesso a servizi essenziali. Per una PMI le aree più frequenti sono la selezione del personale e lo scoring dei clienti. Chatbot, generatori di immagini o strumenti come ChatGPT rientrano invece nel rischio limitato, con l’obbligo di dichiarare i contenuti generati dall’AI.
Il calendario di applicazione e le sanzioni
Il calendario è già iniziato. Dal 2 febbraio 2025 sono vietati i sistemi a rischio inaccettabile, come la manipolazione subliminale e il social scoring pubblico.
Dal 2 agosto 2025 si applicano le regole sui modelli general-purpose come GPT-4, Claude e Gemini. Dal 2 agosto 2026 scatta la piena operatività per i sistemi ad alto rischio, con obblighi di documentazione, registrazione e supervisione umana. Ulteriori scadenze sono previste dal 2 agosto 2027.
Le sanzioni sono significative. Si arriva fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale per l’uso di sistemi vietati, fino a 15 milioni o al 3% per violazioni sugli obblighi ad alto rischio e fino a 7,5 milioni o all’1,5% per informazioni false. A questo si aggiungono l’esclusione dai bandi pubblici e il danno reputazionale.
Come adeguarsi e quali strumenti di sostegno esistono
La roadmap prevede innanzitutto la mappatura dei sistemi AI utilizzati, seguita da un programma documentato di AI literacy e dalla classificazione del rischio di ogni strumento. Per i sistemi ad alto rischio servono supervisione umana effettiva e documentazione tecnica.
La Commissione mette a disposizione un Compliance Checker gratuito, oltre alla possibilità di rivolgersi all’Ufficio per l’AI. Il budget di compliance per una PMI è stimato tra 150.000 e 250.000 euro su 18 mesi.
Grazie al Digital Omnibus, le semplificazioni sono state estese agli small mid-caps fino a 500 dipendenti, con documentazione tecnica ridotta e accesso prioritario alle sandbox regolatorie. Sul fronte finanziario risultano disponibili il voucher Cloud e Cybersecurity, l’iperammortamento 2026 e contributi a fondo perduto fino al 50% delle spese di adeguamento.
Articolo originale: money.it




