Modelli di intelligenza artificiale italiani: quali sono e cosa fanno

Gaia Banfi
Modelli di intelligenza artificiale italiani quali sono e cosa fanno
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Negli ultimi anni l’Italia ha sviluppato una serie di modelli linguistici di intelligenza artificiale addestrati con particolare attenzione alla lingua italiana. Il tema riguarda università, centri di ricerca e aziende, sia pubbliche sia private.

Diversi progetti condividono l’uso del supercomputer Leonardo, gestito dal consorzio Cineca. L’obiettivo comune è offrire strumenti adatti a imprese, pubblica amministrazione e settori sensibili.

Minerva e ChatMinerva

Minerva è descritta come la prima famiglia di large language model addestrati da zero sull’italiano. È stata sviluppata dall’Università Sapienza di Roma, attraverso il gruppo Sapienza NLP, insieme a Cineca e nell’ambito del progetto FAIR.

Il modello è stato costruito su un vasto insieme di dati italiani e inglesi ad accesso aperto. Dopo il lancio di Minerva 7B, è arrivata ChatMinerva, un assistente conversazionale progettato per accedere al web in tempo reale e per comprendere testi, immagini e documenti. Fonte: ansa.it

Modello Italia di iGenius

Modello Italia è un large language model sviluppato dall’azienda iGenius in collaborazione con Cineca. Viene presentato come open source e addestrato da zero su dati in lingua italiana.

Il modello fondazionale ha un’architettura da 9 miliardi di parametri ed è stato addestrato su oltre mille miliardi di parole, tra fonti pubbliche, dati sintetici e contenuti dei partner. L’obiettivo dichiarato è supportare aziende e pubblica amministrazione, anche in ambiti come sanità, finanza e sicurezza nazionale. Fonte: milanofinanza.it

Velvet di Almawave e il quadro complessivo

Velvet è la famiglia di modelli sviluppata da Almawave, società del gruppo Almaviva. Le varianti sono state addestrate sul supercomputer Leonardo di Cineca, con attenzione alla tutela delle lingue e in particolare dell’italiano.

Secondo l’azienda, i modelli Velvet puntano a un equilibrio tra prestazioni e uso contenuto di risorse, così da poter essere impiegati anche su infrastrutture di dimensioni ridotte. Sono indicati come multilingue, con supporto a italiano, inglese, spagnolo, portoghese, tedesco e francese. Fonte: digitalvoice.it

Nel complesso, questi progetti mostrano un impegno crescente di soggetti italiani nello sviluppo di modelli linguistici nazionali. Tra i tratti comuni figurano l’addestramento sull’italiano, l’uso di infrastrutture pubbliche di calcolo e l’attenzione ad applicazioni per imprese e amministrazioni.

La pluralità di modelli riflette un ecosistema che unisce ricerca accademica e industria. Le differenze principali riguardano dimensione dei modelli, licenze, capacità multilingue e settori applicativi di riferimento.

Articolo originale: repubblica.it

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