Intelligenza artificiale: approvate le regole nazionali italiane per il 2026

Gaia Banfi
Intelligenza artificiale approvate le regole nazionali italiane per il
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Il 10 giugno 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare i decreti legislativi attuativi della legge n. 132/2025, definendo il primo quadro normativo nazionale organico sull’intelligenza artificiale. L’Italia si adegua così all’AI Act europeo (Regolamento UE 2024/1689), adottando un approccio antropocentrico che mette al centro i diritti fondamentali e la dignità umana.

La governance: chi controlla l’IA in Italia

L’architettura istituzionale prevede una chiara divisione di competenze. L’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) assume il ruolo di autorità di notifica, mentre l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) diventa l’autorità di vigilanza del mercato e il punto di contatto unico con l’Unione Europea. A questi si affiancano organismi settoriali come Banca d’Italia, Consob e Ivass per il comparto finanziario, e il Garante per la protezione dei dati personali per le applicazioni ad alto rischio in ambito giudiziario e della sicurezza.

Formazione: 100 milioni di euro per scuola e PA

La formazione è il pilastro centrale della strategia italiana. Nelle scuole, l’IA dovrà essere integrata stabilmente nell’educazione civica e nei programmi del secondo ciclo, con un fondo specifico di 100 milioni di euro destinato alla formazione dei docenti. Nelle università si introducono laboratori interdisciplinari obbligatori che combinano profili tecnici, giuridici ed etici.

Per la Pubblica Amministrazione sono previsti percorsi su tre livelli: alfabetizzazione di base per tutto il personale, riqualificazione specialistica per i procedimenti amministrativi e alta formazione per i dirigenti responsabili della transizione digitale.

Lavoro: vietate le decisioni automatizzate sui dipendenti

Sul fronte del lavoro, il decreto stabilisce un principio fondamentale: le decisioni relative a costituzione, modifica o risoluzione del rapporto di lavoro — inclusi i licenziamenti e i provvedimenti disciplinari — non possono essere adottate in modo esclusivamente automatizzato. Qualsiasi scelta che incida sui diritti del lavoratore deve essere riservata a una persona fisica. Il licenziamento deciso solo da un algoritmo è nullo di diritto.

Prima di qualsiasi trattamento algoritmico, il datore di lavoro deve assolvere precisi obblighi informativi. Il lavoratore ha il diritto di ottenere, tramite l’intervento di un operatore umano, una motivazione che illustri i parametri considerati dal sistema IA e il suo peso nel processo decisionale.

Giustizia e sicurezza: limiti precisi all’uso dell’IA

In ambito di polizia, la norma vieta la sorveglianza di massa e la creazione di banche dati tramite scraping indiscriminato dal web. Il riconoscimento biometrico in tempo reale è consentito solo per gravi minacce alla sicurezza, terrorismo o ricerca di persone scomparse, subordinato all’autorizzazione dell’autorità giudiziaria per un massimo di 15 giorni.

Sul piano penale, viene introdotto l’articolo 437-bis del codice penale, che punisce l’omessa adozione o l’alterazione delle misure di sicurezza nei sistemi IA ad alto rischio, estendendo la responsabilità amministrativa agli enti secondo il D.Lgs. n. 231/2001.

Investimenti: fino a un miliardo per le startup

Per sostenere l’ecosistema industriale e la sovranità digitale del Paese, l’articolo 23 della legge n. 132/2025 destina fino a un miliardo di euro del Fondo di sostegno al venture capital. Sono già stati allocati oltre 300 milioni da CDP Venture Capital a favore di oltre 150 startup, con 500 milioni di investimenti previsti nel prossimo triennio e l’avvio, dal 2026, del Polo SophIA con uno stanziamento di circa 30 milioni di euro.

Articolo originale: Fiscoetasse.com

Gaia BanfiLumenIA
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